Agricoltura sociale – Ricerca studenti Corso di Laurea Educatore Professionale Mantova. Funzioni terapeutico-riabilitative

Ricerca a cura di Arianna Di Donato, Cecilia Marinelli, Ivica Matkovic, Nicole Tellini (studenti dell’Università degli Studi di Brescia – Facoltà di Medicina e Chirurgia – iscritti al II anno del Corso di Laurea Educatore Professionale Sanitario, sede di Mantova). Maggio – Giugno 2012

Agricoltura e istituzioni penitenziarie

Il tema del lavoro agricolo ha avuto un posto di rilievo anche nelle istituzioni penitenziarie del XIX secolo, attraverso il modello della vita in comune dei detenuti si sarebbe potuto esercitare più facilmente sugli stessi quella vigilanza necessaria per costringerli a una migliore condotta, considerando il lavoro parte costitutiva obbligatoria della pena detentiva.

Agricoltura e funzioni terapeutico-riabilitative

Negli anni ’30 del secolo scorso cominciarono a diffondersi, prima all’interno degli ospedali psichiatrici e poi gradualmente in ambienti esterni, i programmi terapeutici e di riabilitazione basati sulla cura delle piante. Nei paesi anglosassoni nacque una vera e propria disciplina curativa chiamata Horticultural Therapy (disciplina che coniuga competenze mediche con quelle botaniche) che in Italia arrivò pochi anni dopo. Queste terapie si applicano a diverse forme di disagio perché è stato clinicamente osservato che riducono situazioni di difficoltà e limitazioni psico-fisiche, infatti l’ortoterapia coinvolge il singolo individuo in operazioni di giardinaggio che promuovono il suo benessere, le piante da lui coltivate diventano prodotti stessi del processo di guarigione.

Complementari all’ortoterapia vanno considerati gli Healing Gardens ( giardini che curano e che cicatrizzano le ferite fisiche e morali), ciò che le differenzia è che la prima è una terapia in ambito di agricoltura sociale mentre la seconda è una pratica della medicina olistica.

Nel 1953 in America nascono le attività e le terapie assistite dagli animali, definite dallo psichiatra Boris M. Levinson come un insieme di pratiche ben specifiche basate sull’incontro con un animale che non è di proprietà del fruitore, ma si colloca in un rapporto a tre dove il conduttore dell’animale ha come obiettivo la realizzazione di un rapporto che attivi le capacità assistenziali dell’animale in modo tale che il paziente ne usufruisca in base alla sua patologia. Questa tecnica è chiamata Pet Therapy. In Italia le terapie più utilizzate sono l’ippoterapia (equitazione sociale) e la onoterapia (relazioni empatiche tra asino e persona).

Questo tipo di terapie tra natura e persona umana sono particolarmente efficaci perché le piante e gli animali sono elementi riconoscibili anche da individui con difficoltà di natura cognitiva o psichica. Sia gli animali che le piante non assumono mai atteggiamenti che discriminano o stigmatizzano come avviene nei rapporti tra persone, non rivolgono critiche, si aprono al dialogo e alla fiducia. Nell’attività agricola vengono sollecitati i sensi e la dimensione motoria, aspetti particolarmente rilevanti per soggetti con patologie psico-fisiche, mentre nel rapporto tra animale e uomo si stabiliscono modalità di interazione, finalità di relazione e si pattuiscono ruoli.

27 luglio 2012. La ricerca continua. Appuntamento a domani per un altro capitolo.

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